Listen "Performance Art vs Arti performative"
Episode Synopsis
L’assistente curatrice X Zhu-Nowell e Duke Dang, direttore generale della serie Lavori e Processi delle arti performative del Guggenheim, tratta le sfumature della performance art e delle arti performative.
Transcript
Narrator: Salve e benvenuti a "Guggenheim dalla A alla Z."
Quando sentiamo la parola “performance”, pensiamo immediatamente alle arti dello spettacolo, una forma d’arte forse antica quanto la cultura stessa. Pur implicando l’esibizione, la performance art si presenta in modo radicalmente diverso, soprattutto in ambito museale.
In questa conversazione il curatore X Zhu-Nowell e Duke Dang di Lavori e Processi analizzano le differenze tra performance art e arti performative, offrendo una visione più approfondita di entrambe le forme e facendo luce su questi mezzi dinamici.
X Zhu-Nowell: Il mio nome è X Zhu-Nowell e sono un assistente curatore presso il Guggenheim Museum di New York.
Duke Dang: Io sono Duke Dang, Direttore generale di Lavori e processi, la serie di eventi di arti performative che si svolgono presso il Guggenheim Museum.
Zhu-Nowell: La performance è una forma d’arte che si svolge in un momento particolare, in un luogo particolare, in cui l’artista s’impegna in una qualche attività, di solito davanti a un pubblico. La differenza principale tra la performance art e altre modalità di pratiche artistiche visive, come la pittura, la fotografia e la scultura, è che si tratta di un evento o di un’azione temporale.
Dang: Le arti dello spettacolo sono molto dirette. Può trattarsi di danza in tutte le sue forme, dal balletto classico, al moderno, al krumping, flex, break dance, tip tap, a tante altre forme di danza. Può trattarsi di musica in tutte le sue forme, dall’opera, alla classica, alla contemporanea, all’hip-hop. E può anche trattarsi di teatro e di musical.
Zhu-Nowell: Penserei alla performance come a un movimento o a un mezzo, ma la performance si è affermata, per poi scomparire, nel corso del XX secolo come una sorta di corrente sotterranea, che periodicamente ribolle all’interno di vari movimenti d’avanguardia o è in qualche modo in rapporto con essi, come l’avanguardia sovietica, il futurismo, Dada, il Bauhaus, il Neo-Dada, Fluxus, Gutai, il Neo-Concrete, il Pop, il minimalismo, o anche il concettualismo e lo sperimentalismo cinese. E potremmo continuare ancora.
E poi c’è questa connessione con altri movimenti e con altri modi di fare arte visiva alla base della performance art, che è molto diversa dalle arti performative, che pure hanno una storia molto più lunga e complessa. La performance art ha sicuramente avuto un percorso e una storia diverse nelle varie regioni, credo. In Cina, ad esempio, credo che si sia affermata negli anni ’90, ma forse in altri luoghi è diverso, giusto? Credo che sia molto importante riflettere anche sulla specificità per noi.
Dang: E penso che, invece, le arti performative, potremmo dire, siano state piuttosto costanti nel corso della storia umana. In qualsiasi momento possiamo assistere ad una performance, per cui non indicherei un momento specifico in cui le arti performative sono state all’apice. Si possono citare scrittori o creatori o musicisti o coreografi o registi, ma non si parla mai di un’età dell’oro delle arti performative.
Ma le arti performative, diciamo pure tutta l’arte che viene creata, riflettono il momento in cui ci troviamo, anche se si tratta di una riproposizione di un’opera emblematica. Spesso i registi dicono: “Beh, sapete, ho diretto l’opera in questo modo perché in questo momento stanno accadendo questo, questo e questo”. Direi che quindi c’è ancora attinenza.
at guggenheim.org/audio
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Narrator: Salve e benvenuti a "Guggenheim dalla A alla Z."
Quando sentiamo la parola “performance”, pensiamo immediatamente alle arti dello spettacolo, una forma d’arte forse antica quanto la cultura stessa. Pur implicando l’esibizione, la performance art si presenta in modo radicalmente diverso, soprattutto in ambito museale.
In questa conversazione il curatore X Zhu-Nowell e Duke Dang di Lavori e Processi analizzano le differenze tra performance art e arti performative, offrendo una visione più approfondita di entrambe le forme e facendo luce su questi mezzi dinamici.
X Zhu-Nowell: Il mio nome è X Zhu-Nowell e sono un assistente curatore presso il Guggenheim Museum di New York.
Duke Dang: Io sono Duke Dang, Direttore generale di Lavori e processi, la serie di eventi di arti performative che si svolgono presso il Guggenheim Museum.
Zhu-Nowell: La performance è una forma d’arte che si svolge in un momento particolare, in un luogo particolare, in cui l’artista s’impegna in una qualche attività, di solito davanti a un pubblico. La differenza principale tra la performance art e altre modalità di pratiche artistiche visive, come la pittura, la fotografia e la scultura, è che si tratta di un evento o di un’azione temporale.
Dang: Le arti dello spettacolo sono molto dirette. Può trattarsi di danza in tutte le sue forme, dal balletto classico, al moderno, al krumping, flex, break dance, tip tap, a tante altre forme di danza. Può trattarsi di musica in tutte le sue forme, dall’opera, alla classica, alla contemporanea, all’hip-hop. E può anche trattarsi di teatro e di musical.
Zhu-Nowell: Penserei alla performance come a un movimento o a un mezzo, ma la performance si è affermata, per poi scomparire, nel corso del XX secolo come una sorta di corrente sotterranea, che periodicamente ribolle all’interno di vari movimenti d’avanguardia o è in qualche modo in rapporto con essi, come l’avanguardia sovietica, il futurismo, Dada, il Bauhaus, il Neo-Dada, Fluxus, Gutai, il Neo-Concrete, il Pop, il minimalismo, o anche il concettualismo e lo sperimentalismo cinese. E potremmo continuare ancora.
E poi c’è questa connessione con altri movimenti e con altri modi di fare arte visiva alla base della performance art, che è molto diversa dalle arti performative, che pure hanno una storia molto più lunga e complessa. La performance art ha sicuramente avuto un percorso e una storia diverse nelle varie regioni, credo. In Cina, ad esempio, credo che si sia affermata negli anni ’90, ma forse in altri luoghi è diverso, giusto? Credo che sia molto importante riflettere anche sulla specificità per noi.
Dang: E penso che, invece, le arti performative, potremmo dire, siano state piuttosto costanti nel corso della storia umana. In qualsiasi momento possiamo assistere ad una performance, per cui non indicherei un momento specifico in cui le arti performative sono state all’apice. Si possono citare scrittori o creatori o musicisti o coreografi o registi, ma non si parla mai di un’età dell’oro delle arti performative.
Ma le arti performative, diciamo pure tutta l’arte che viene creata, riflettono il momento in cui ci troviamo, anche se si tratta di una riproposizione di un’opera emblematica. Spesso i registi dicono: “Beh, sapete, ho diretto l’opera in questo modo perché in questo momento stanno accadendo questo, questo e questo”. Direi che quindi c’è ancora attinenza.
at guggenheim.org/audio
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